Il testo è ripreso dall’opuscolo informativo „Salute mentale – che cos’è?“, (pag. 23-27), pubblicato dalla Provincia Autonoma di Bolzano, Ufficio Distretti Sanitari (2. edizione riveduta e corretta)

Saltamartini o trasognati?
La sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD = Attention-Deficit/ Hyperactivity-Disorder) non è una moda legata alla nostra società così inquieta e forse persino ostile ai bambini. L’ADHD era già stata descritta scientificamente in numerose opere del XIX secolo. Una rappresentazione estremamente riuscita di un bambino iperattivo fu fornita ad esempio nel 1844 dal neurologo tedesco Heinrich Hoffmann nel noto libro per l’infanzia intitolato “Pierino Porcospino”. Ancora oggi i bambini affetti da ADHD vengono sovente etichettati come irrequieti, disturbatori, cattivi scolari, emarginati, scansafatiche o disubbidienti, mentre hanno davvero bisogno di un valido aiuto, anziché di punizioni.

I bambini con ADHD hanno difficoltà in tutti gli ambienti della vita
Disturbo da deficit di attenzione, iperattività e sindrome ipercinetica sono tutti sinonimi che indicano lo stesso disturbo. I bambini che soffrono di questo disturbo presentano gravi disagi dovuti alla scarsa capacità di partecipare alla vita familiare e scolastica o ad altre forme di relazione sociale. I bambini affetti da ADHD hanno difficoltà di concentrazione, disturbano spesso le lezioni e tendono a perdere il controllo dei propri impulsi. La loro costante iperattività, irrequietezza, distraibilità e talora anche aggressività li rendono spesso insopportabili per l’ambiente che li circonda.

Solo recentemente ci si è resi conto che vi sono anche bambini in cui i problemi di attenzione si traducono in un atteggiamento di ipoattività, eccessiva tranquillità e trasognatezza. I bambini con ADHD generano confusione ovunque si trovino. Genitori, insegnanti ed educatori riescono a malapena a sopportare l’irrequietezza e l’iperattività di questi bambini, ma anche il loro comportamento aggressivo, impertinente e ribelle, con frequenti eccessi d’ira. I bambini con ADHD sono in genere molto disordinati, non danno retta a nessuno e non accettano critiche. La loro calligrafia è disastrosa, interrompono costantemente chi parla e reagiscono a qualsiasi stimolo sembri loro interessante. Appaiono sbadati, distratti e impulsivi e hanno difficoltà a costruire e mantenere rapporti di amicizia. Il loro modo di interagire con il resto del mondo è superficiale, incostante e caratterizzato da un elevato tasso di errori, specie nelle attività che richiedono concentrazione. Altri bambini si distinguono invece per la loro eccessiva tranquillità e trasognatezza, sono paurosi, piagnucolosi o presentano una tendenza quasi provocatoria a trastullarsi continuamente. Se a questi atteggiamenti si aggiungono difficoltà nell‘apprendimento scolastico, potrebbe trattarsi anche in questo caso di una sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD).

L’ADHD è un disturbo psichiatrico frequente in età pediatrica

L’ADHD colpisce almeno il 4% dell’intera popolazione infantile, con una netta prevalenza dei maschi rispetto alle femmine. I primi sospetti sorgono spesso già alla scuola materna, ma in genere il problema si manifesta appieno in coincidenza con l’ingresso nella scuola. L’ADHD può presentarsi con livelli di gravità anche molto diversi e le sue conseguenze possono persistere fino all’età adolescenziale o adulta, con difficoltà dello sviluppo in età scolastica e della personalità adulta. Una volta cresciuti, i bambini affetti da ADHD possono costituire un elemento fortemente dirompente in grado di scuotere e sconvolgere la società in cui vivono, innescandovi profondi cambiamenti.

Quali sono le cause e le conseguenze?
Non è stato sinora possibile individuare una causa precisa cui attribuire in modo univoco l’ADHD. Si ritiene che esista una predisposizione ereditaria, giacché nelle storie famigliari dei bambini con ADHD si ritrovano spesso fratelli, genitori o altri famigliari con lo stesso problema. L’ADHD colpisce inoltre i maschi con una frequenza nove volte superiore rispetto alle femmine. La predisposizione all’irrequietezza, all’incapacità di concentrarsi, all’impulsività, alla distraibilità o a stati di leggera agitazione è evidentemente correlata ad un problema nella maturazione delle funzioni cerebrali che presiedono all’attenzione ed al movimento, e più precisamente ad un’insufficiente capacità di “filtraggio” del cervello. I bambini affetti da ADHD non riescono infatti a capire esattamente quali percezioni sono importanti in un determinato momento e quali non lo sono.

Anche i danni arrecati dall’assunzione di nicotina ed alcol da parte della madre durante la gravidanza sembrano avere qualche responsabilità in alcuni casi, così come l’esposizione a determinati metalli pesanti o farmaci, la presenza di patologie della tiroide o di lesioni cerebrali e l’effetto di meccanismi psichici possono produrre stati simili all’ADHD. Sempre più spesso, infine, le possibili cause vengono ricercate anche nelle allergie alimentari. I bambini con ADHD hanno bisogno di aiuto e comprensione. Un’ADHD non trattata può arrecare gravi sofferenze all’intera famiglia ed i bambini che ne sono affetti sono costretti a subire un costante susseguirsi di critiche, richiami e sgridate. Implorare, minacciare e punire non servono a migliorare le vistosità comportamentali dei bambini affetti da ADHD e li convincono anzi di non poter modificare la propria situazione neanche con l’impegno. Ne consegue un comportamento sempre più ostinato, aggressivo o addirittura depressivo, fino al totale rifiuto di qualsiasi tipo di prestazione.

I bambini con ADHD hanno diritto di ricevere un trattamento adeguato
I genitori di bambini con ADHD vengono costantemente accusati di non aver saputo educare i propri figli. Un figlio affetto da ADHD costituisce un enorme fattore di stress psichico soprattutto per le madri, che sovente finiscono persino per dubitare delle proprie capacità come educatrici. Molte di loro sviluppano profondi sensi di colpa o rifuggono l’ambiente circostante per timore delle brutte figure dei figli o per non dover ascoltare per l’ennesima volta i tanti suggerimenti educativi che tutti si sentono in dovere di dare. Se non vengono trattate per tempo, le forme più gravi di ADHD possono letteralmente distruggere la vita sociale e scolastica di genitori e figli.

Come si cura l’ADHD?
Quando sorge il sospetto che un bambino sia affetto da sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), i genitori lo dovrebbero accompagnare da uno specialista esperto di questa malattia. É importante che venga effettuata un’accurata valutazione medica, neuropsichiatrica e psicologica perché vi sono altre patologie psichiche o fisiche che possono causare manifestazioni simili all’ADHD e perché la stessa ADHD può presentarsi in associazione con altri disturbi.

Il trattamento consiste in genere nella combinazione di vari livelli di intervento:

  • consulenza ed informazione dei genitori e del bambino e della scuola per l’infanzia;
  • psicoterapia individuale e/o terapia famigliare;
  • farmaci;
  • terapie funzionali ed interventi di carattere pedagogico;
  • ulteriori misure quali diete particolari.

La prima fase del trattamento consiste nell’informazione dei genitori, del bambino, dei fratelli e delle altre persone di riferimento (asilo, scuola, istituto) in merito alla sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). La terapia famigliare punta sull’integrazione del bambino in un contesto sociale caratterizzato dall’attenzione reciproca e da una cultura relazionale all’interno della quale tutti si possano sentire protetti e sicuri. La struttura fondamentalmente depressiva che spesso caratterizza i bambini affetti da ADHD e le modalità relazionali che ne derivano possono così essere modificate favorendo la crescita della persona.

Mediante esercizi comportamentali individuali o di gruppo il bambino impara a migliorare la propria concentrazione ed a controllare maggiormente i propri impulsi. Anche l’ergoterapia, la terapia psicomotoria, la musicoterapia, l’ippoterapia e particolari esercizi di apprendimento possono costituire un utile supporto (terapie funzionali). I genitori e la scuola devono essere coinvolti nel trattamento. Per il successo della terapia è essenziale che le persone di riferimento a scuola ed in casa concordino e perseguano gli stessi obiettivi, anche per agevolare il bambino nello svolgimento dei compiti richiesti e per ridurre le aspettative nei suoi confronti.

La terapia farmacologica consiste nella somministrazione di sostanze in grado di migliorare la concentrazione e l‘autocontrollo dei bambini affetti da ADHD. Molti genitori e persone di riferimento sono restii alla somministrazione di farmaci ai bambini ed è bene che queste perplessità vengano affrontate e chiarite in modo aperto e completo. Il farmaco più utilizzato (metilfenidato = Ritalin®) è una sostanza stimolante che migliora l’attenzione senza provocare alcun tipo di dipendenza nel bambino. La terapia farmacologica deve essere affidata ad un medico esperto nella cura di bambini con ADHD. Sarà lui a fornire ai genitori ed ai bambini un’informazione ed una consulenza completa sull’azione del farmaco, sul suo dosaggio e sugli effetti collaterali. La collaborazione dei genitori è indispensabile anche per la somministrazione. La terapia farmacologica non deve comunque essere mai effettuata da sola, ma deve essere sempre accompagnata da un intervento psicoterapeutico e da un adeguato supporto pedagogico. La combinazione di più approcci terapeutici assicura in genere buoni risultati nel trattamento dei bambini affetti da ADHD.